martedì 18 ottobre 2016

Segnalazione: "Marisol" di Amélie

Sera ragazzi! Come state? Mi dispiace tanto di non aver pubblicato niente, ma ho letto un solo libro. Mi sono dedicata allo studio non c'è stato tempo per leggere, se non per spulciare wattpad. Adesso che è passato il periodo delle verifiche e tirare un mezzo sospiro di sollievo, vi segnalo il secondo volume della duologia, che non vedo l'ora di leggere.

TITOLO: Marisol (Duologia Luces y Sombras #2)
AUTORE: Amélie
AMBIENTAZIONE: Spagna
GENERE: erotico
PREZZO: 2,99 euro (gratis in KU)
DATA DI PUBBLICAZIONE: ottobre 2016
TRAMA: Per Marisol Delgado, la vita si è fermata nel giugno del 2013, quando è venuta a conoscenza della morte di Esteban. Da allora, il suo sonno è turbato da incubi orribili e la sua anima è lacerata dall’amore, dall’odio e dai sensi di colpa. A darle un po’ di conforto sono i suoi amici e le visite alla tomba di Esteban. Alejandro, che la assume come segretaria presso il suo studio legale, prova per Sol un sentimento che va ben oltre l’amicizia, ma lei non può ricambiarlo, perché l’unico uomo che vuole è Esteban. È certa che rimarrà da sola per sempre, poiché la sola idea di avvicinarsi a un altro le dà i brividi, ma una sera, inaspettatamente, incontra Yago, un affascinante ragazzo che nel giro di pochi secondi riesce a scuoterla sin nel profondo. È colpa dei suoi occhi verdi, che le ricordano quelli di Esteban? Oppure del modo in cui la guarda, come se la cercasse da anni e finalmente l’avesse trovata? Sol è sconvolta dalla propria reazione, ma va fuori di testa quando Manuela lo assume alla villa come nuovo giardiniere. Adesso evitarlo è quasi impossibile e lui non glielo permette, perché ne è attratto e il suo scopo è conquistarla. Giorno dopo giorno, nonostante cerchi di opporsi, Sol si sente sempre più vicina a Yago e sempre più lontana da Esteban. Lui riesce ad abbattere le sue difese, arrivandole dritto al cuore e alla mente, e a farla star bene. Forse Marisol può sperare di voltare pagina, di essere di nuovo felice, ma… ben presto il passato torna a bussare con prepotenza alla sua porta e le persone che credeva di conoscere, si rivelano per ciò che sono in realtà, sconvolgendo il suo equilibrio già precario. Era quasi convinta che il destino si fosse ormai stancato di giocare con la sua vita, ma si sbagliava di grosso e adesso, ha solo due possibilità: combattere o soccombere.
Marisol è il secondo volume della duologia Luces y Sombras, iniziata con Esteban.   


INCIPIT DEL ROMANZO:
Percorro con sicurezza il lungo corridoio, un passaggio scavato nell’oscurità della notte. I miei piedi scalzi scivolano sul pavimento di marmo, assorbendone il gelo, ma lo avverto appena, perché il resto del mio corpo è permeato da quel familiare calore frutto della trepidazione, della consapevolezza che sto per ricongiungermi con lui. Il cuore inizia a pulsare a ritmo febbrile e lo sento non soltanto al centro del petto, ma anche nella gola, nelle tempie, nelle orecchie, producendo una melodia d’accompagnamento che m’impedisce di assaporare questo silenzio inquietante, che ho conosciuto solo qui e in luoghi disabitati disseminati nel mio passato. Le nuvole si diradano, rivelando uno spicchio di luna che riversa la sua pallida luce oltre il vetro della finestra alla mia sinistra, rischiarando appena il mio cammino. Vedo la mia ombra che si allunga a terra dinanzi a me e sembra molto più minacciosa di quanto la sua proprietaria non lo sia in realtà. Vedo la camicia da notte di seta bianca che fluttua leggera, come capelli sul pelo dell’acqua, intorno alle mie gambe. Vedo un bagliore metallico vicino alle scale e quel muto richiamo mi spinge ad accelerare il passo. Infine, vedo lui e tutto il resto svanisce. Il corridoio, la falce di luna, la finestra, la mia ombra, la camicia da notte… me. Non esiste più niente. Non importa più niente. E quando lo raggiungo, lasciandomi condurre nelle voluttuose profondità dei suoi occhi fino a ritrovare me stessa dentro di lui, amore, gioia e desiderio infuriano già nella mia anima come una tempesta che solo il suo tocco e le sue parole possono mettere a tacere. 
«Esteban» sussurro, con un sorriso, allungando la mano per accarezzargli i lunghi capelli scuri. 
Lui si ritrae, scoccandomi un’occhiata gelida che dissipa gran parte del mio calore. Si è sempre rannicchiato nelle mie carezze come un neonato nelle braccia della madre e vederlo comportarsi così, mi spiazza. 
«Che cosa c’è?» gli domando, con un tremito nella voce che non riesco a evitare.  
«È meglio per entrambi se non ci vediamo più» esordisce, e per quanto mi sforzi di ricercare dolore o incertezza nella sua affermazione, non ne trovo traccia. 
Il cuore mi precipita nello stomaco, lasciando un vuoto insopportabile nel petto. 
«Perché?».
«Perché la nostra relazione è una vera follia. Se non la tronchiamo adesso, finirà male».
Azzardo un passo verso di lui, che ne fa uno indietro.
«Mi… Mi vuoi lasciare?» bisbiglio, e deglutisco a vuoto.
«Sì» risponde, senza vacillare, come se abbandonarmi fosse la cosa più semplice del mondo per lui.
«Ma io ti amo, Esteban» confesso, sperando che la mia dichiarazione gli faccia cambiare idea.
Lui scuote la testa, ma la sua espressione si mantiene crudelmente neutra. 
«Non avresti mai dovuto innamorarti di me».
Mi pietrifico sul posto e sgrano gli occhi.
«Lo so, ma è successo».
«E allora sforzati di reprimere questo sentimento malato, perché se non lo farai, esso ti soffocherà pian piano ma inesorabilmente, finché non avrai esalato l’ultimo respiro. Dimenticati di me, rayo de sol».
Inizio a sudare freddo e la camicia da notte s’incolla al mio corpo come una seconda pelle, provocandomi un leggero ma fastidiosissimo senso di costrizione. Il respiro e il battito cardiaco accelerano e nello stesso momento il viso impassibile di Esteban comincia a oscillare come un pendolo dinanzi ai miei occhi sbarrati. No, Esteban è a posto. È la mia testa che gira e m’impedisce di vedere bene. Arretro, tremando.
«Io non posso vivere senza di te».
«E invece dovrai imparare a farlo. Da adesso».
Inizia ad arretrare ed io cerco di raggiungerlo, ma all’improvviso non riesco più a muovere i piedi, come se fossero immersi in una vasca di cemento. Allungo la mano, ma lui è già lontano, un’ombra appena visibile nell’oscurità. 
«Addio, rayo de sol».
«Ti prego, non lasciarmi, Esteban!».
Buona serata con la speranza che vi abbia incuriosito

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